February 25, 2009

Sul nucleare e dintorni

Da un’intervista che ho fatto a David de Rothschild su GQ di febbraio.

Nel 1987 un referendum portò gli italiani ad abbandonare la pista nucleare. Ora, sulla scia della crisi petrolifera, se ne torna a parlare con maggior insistenza, soprattutto per provare a evitare i ricatti dei paesi produttori.
«In questo momento il 99 per cento dell’energia deriva dal petrolio, ma per costruire e rendere operativa una centrale nucleare che costa milioni e milioni di euro ci vogliono dai 5 ai 10 anni. Senza affrontare il tema delle scorie, vale la pena aspettare così tanto, quando potremmo avere sistemi più immediatamente disponibili? Anche l’esigenza di svincolarsi dai ricatti non passa dal nucleare: uranio e plutonio arrivano da paesi instabili come Iran, Cina, Russia. La situazione è identica a quella del petrolio. Perché l’Italia deve rendersi ricattabile, quando ha migliaia di chilometri di costa battuti dal sole e dal vento e potrebbe essere leader mondiale delle energie alternative?».
È un messaggio al nostro Governo?
«Quanto, dal dopoguerra a oggi, i 56 governi italiani hanno investito sulla pubblica utilità? Uno dei più coinvolgenti impatti ecologici del futuro sarà l’affondamento di Venezia, uno dei posti più iconici del pianeta. Anche il Colosseo viene quotidianamente smangiato e deteriorato dallo smog e dalla pioggia acida. Qual è la priorità: salvare Venezia o costruire il ponte di Messina?».